Si spense il sole e divampò la guerra
dal ciel calò la notte sulla Spagna
notte di morte, ebbrezza di vampiri,
laggiù intorno a Viznar nella campagna.
Tu giovane torello ti schierasti
col petto nudo contro quei vampiri
ebbri di odio e di nera follia
ingordi del tuo sangue generoso.
Non si gridava “olé” quel dì a Viznara
non v’erano toreri o “picadori”
ma sol dei Giuda infami e traditori
lieti d’esser carnefici per te.
Il sangue tuo Garcia è ancora caldo
sotto la calda terra della Spagna
ove la notte langue la chitarra
e dorme il toro bravo nello stallo.
Or più non s’ode l’eco di esplosioni
di nazional fucili traditori
che il diciannove agosto trentasei
t’impressero sul petto un rosso fiore
rosso d’amor, di pace e Libertà.
Il sangue tuo “caliente” è ribollente
magma rosso, dolce e prepotente
quando a Granada canta nella notte
“l’Estrella” bruna, languida e suadente.
Canta il tuo cuor ancor sui Pirenei
per bocca d’un pastore solitario
e l’eco di quel canto vien rapita
dal solitario uccello migratore.
“La casa di Bernarda” mai più muore
giammai potrà morire il tuo poema
lo cantan le cicale nella sera
in coro a Muse, grilli e capinere!
Vivrà la Spagna e il Mondo nell’amore
se viver con amore noi sapremo
come facesti tu Garcia Lorca
che andasti avanti pur contro la morte.
Piansero i pioppi, piansero le stelle
la luna e l’orba rana del ruscello….
Furono pazzi i tori e la cavalla
morì di crepacuore la farfalla!
Il grillo ner fermò il suo canto roco
e dal dolor si spense pure il fuoco….
Pianse il ruscello nella notte scura
e a lutto fu la luna quella sera.
E la brughiera non fu più balera
di fior felici, prati e capinere.
Le banderuole in cima ai campanili
fecer tornar le rondini ai covili
e passeri, friguelli e tortorelle
prefiche tristi furon con le stelle.
Fermò le ore l’orologio pazzo
parlò il silenzio e disse “Maledetti !”
Impazzì il sogno diventando orrore
quando la palla ti trafisse il cuore!
Sui gattici d’argento schizzò il sangue
in un covile la colomba langue….
Le rose bianche e calle furon rosse
come bandier gettate nelle fosse
rosse le pietre e rossa fu la terra
lorda di odio e lacerante ferro…
seni squarciati i rossi melograni
scossi dai rami dalla furia umana
pioggia sferzante fu quell’uragano
di piombo, pianto e di dolore immane!
Ma dalla nube nera sollevata
dal puzzolente gregge capeggiata
dal Mefistofele capron cornuto
uin gallo svolazzò per dirti “Salve!”
e mentre il sol dal cielo ti baciava
volasti tra le nubi in braccio a Dio!
Se la tua tomba non fu mai trovata
è perché ancora vivi e sei tra noi…
il sol, la terra e il mare della Spagna
i fiori, l’aria, il vento e la campagna
il tuo respiro son, lo dice il vento
che spira tra le canne e l’uliveto!
Un cardo verde pungiglioso e rosa
la tua canzone canta sotto al sole
mentre la vite tra radi pampini
col petto nudo dai turgidi seni
espone al sole e al cielo le sue carni
come baccante o vergine alla fonte.
Nacchere, danze, nenie ed il “bolero”
fuoco d’amore son delle tue mani
per dare ardore al cuore dei gitani
mentre la Musa ti passa vicino
in veste di cicala o di bambino.
“Mantille” rosse rose son d’amore
tori e corride battiti del cuore
che visse poco ma per tanto amore
vermiglio fiore in mezzo a fior maligni
che soffocato fu dalla gramigna
perché gridava amore e Libertà!
Io son d’Italia e pur sento la sera
il canto tuo celeste e melodioso
lo cantano i moschini sulla rosa
del mio giardino-cuore all’imbrunire!
Sento il tuo cuor cantare sulla Spagna
dalla Galizia fino in Catalogna
dai Pirenei fino all’Estremadura
se suona una chitarra nella sera.
D’un “paso doble” in cuor sento le note
son gli anni tuoi caduti in quell’estate
un tango dolce, triste o appassionato
è la tua voce che canta per me
mentre nel cielo sotto al firmamento
veglian le stelle, lucciole per te.
Garcia amico, padre e mio fratello
maestro mio e compagno per la pelle
in me vivrai pur oltre l’eterno
con la tua poesia ch’è sempiterna
canzon d’amore e di malinconia
bucolica canzon d’Andalusia!
(Pag.51/54 della raccolta “La cetra e la kora” di A. Di Casola).